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Editoriale

Dall’orchidea alla strelitzia, fiore dalle fattezze nettamente più acuminate. Fendi mette in discussione il nostro senso della dimensione e ci ricorda una delle più significative esponenti dell’astrattismo nel periodo tra le due guerre, Sophie Taeuber-Arp, la cui ricerca di armonie cromatiche spinge ad abbracciare più prospettive alla volta. Fendi ritaglia e isola il campo di visione, determinando una rottura nello scorrere tipico dell’abito, come quella che potrebbe essere una salopette a cui è sopravvissuto unicamente il davantino. La struttura è spesso una disposizione tra orizzontale/verticale che crea una predominanza rettangolare: altamente definite le composizioni di pelliccia, squadrati e appuntiti i pannelli di pelle che adornano le gonne, tagliati in vita e affiancati gli abiti in pelle. Un gusto per la griglia geometrica che allunga la silhouette con tocchi surreali: i polsini di pelliccia, i revers di lana e pelle, le tasche frontali, i bottoni. Un’estetica potente dalla palette ben definita nei toni del panna e del marrone, con momenti pastello e arancione scuro.