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Editoriale

È il richiamo dell’opulenza che anima l’inverno di Fausto Puglisi. I suoi abiti sono un elisir senza tempo, ove le decorazioni, le stampe, le grafiche, le nuance e i materiali raccontano una storia di fregi e capitelli. Si fanno epici. Motivi a greca profilano gli abiti in seta. Meandri in bianco e nero dominano le stoffe, le grandi mantelle, le lunghe sciarpe, i volant delle gonne asimmetriche o a paralume, i romantici abiti in lino. Le stampe parlano la lingua labirintica di segmenti concatenati, sono di forte impatto visivo. I minidress paiono armature da gladiatore, in lucido rettile o dagli eleganti intarsi di stoffe dall’andamento lineare. Maxi cristalli e ornamenti metallici impreziosiscono i capi. Pietre grezze dalle sfumature intense stringono la vita, donano una bellezza naturale. La luce si fa turchese, rosa e color inchiostro, grazie a campiture cromatiche irregolari, geometrie futuriste sui cappotti, come su vasi di terracotta, antichi e moderni, per sempre eterni.