×

Editoriale

I grandi cardini della casa Etro sono sempre stati quelli di una wanderlust sofisticata, un nomadismo eccentrico ma controllato. Questa volta sono gli arazzi e le tappezzerie memori di viaggi e conquiste a fornire la materia prima. Un opulento interior design, vero tripudio di accumuli polimaterici. Pantaloni a sigaretta e soprabiti broccati, patchwork materici che assemblano pelle pitonate, damascati e suede, giacchini corti composti con striscioline di pelli diverse, cappotti dalle greche inca, gonne plissettate in cui emerge un paisley e dei motivi orientali con infiorescenze e medaglioni, tailleur dalle volute barocche. La silhouette pulita e severa, la palette organica nei toni terrosi con intensi bagliori oro, bronzo e rame. E se, più che l’esterno, questa volta si è privilegiato l’interno, l’autentica e coerente metafisica del viaggiatore compare nei paesaggi astratti che si sedimentano preziosi nei fondi dei cappotti e delle pellicce.