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Editoriale

Etro volge lo sguardo ad ovest. Ascolta i richiami della Patagonia, del Perù, di popoli Navajo. Ma si fa anche contaminare dalla sensibilità grafica dell’Art déco. Amalgama terra e materia, fango e geometria. Crea, mescola, lascia sedimentare. Prende forma una collezione intrisa di ispirazione. Ha i colori delle sterminate distese sudamericane, di praterie, steppe. Ha la terrosità artigianale delle lane, delle pelli, di suede e shearling, del denim. Ha l’evanescenza dei grandi venti delle brughiere, di sete e chiffon, di abiti fluidi, tuniche leggere. Mantelli avvolgenti, immensi scialli, cappe, poncho, giacconi, cappotti a vestaglia hanno lavorazioni bohémien, frange, nappe. Le stampe, progettate, piazzate e modellate con precisione matematica, contaminano ogni capo, sono un’iniezione di vorticose geometrie: pattern dai motivi déco, paisley stellati, scacchi, fiori, righe. L’autunno di Etro è color terracotta, ruggine, caramello, ocra. Batte un ritmo folk déco.