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Editoriale

Emilio Pucci guarda ad Oriente e porta in passerella un giardino giapponese. Prendono vita sculture tessili, infiorescenze materiche dalle tonalità acquee, celeste polvere, menta, orchidea. La collezione è fluida, sensuale. Vibra di evocazioni orientali: abiti chemisier in lurex dalle ampie maniche a kimono, cappotti zen dal colore compatto, completi dall’essenza esotica ed argentata. Gli abiti da sera riverberano di ricami, di paillette, di frange e di stampe. Ondeggiano, composti da foulard plissettati, drappeggiati, avvolgenti, dalle docili asimmetrie. Le stampe si rincorrono sulle superfici. Sono tenui, dalle tonalità pastello. Sono cangianti, opalescenti, come sfiorate da una leggera pioggia. Sono eco dell’archivio incantato della Maison. La luce di Levante irradia la collezione, si espande, su gonne a plissé, lucenti e patinate, su giacche lucide, su top in chiffon e in lurex, su abiti in seta metallizzata dal volume XXL, con rigorosa cintura obi stretta in vita.