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Editoriale

Una tenda rossa drappeggiata, un sipario, un teatro. Vasi di fiori, un lampadario di cristallo. E in passerella, ragazze in smoking, in tailleur mannish dalle spalle pronunciate e la vita strettissima. Indossano baby-doll di seta, lunghi ed eleganti slipdress, tubini con frange anni Trenta, vestaglie sofisticate e piumate. Portano spille preziose, papillon-gioiello, applicazioni di cristalli, gambaletti bordati di pizzo. Sono dive di Cinecittà, vestite di broccati e paillette, di tweed e chiffon, di organza, check, pied-de-poule, di stampe animalier, surrealiste e floreali, con rose e primule. Sono dame del Rinascimento, vestite delle nuance delle pietre preziose, di smeraldo, di zaffiro, di quarzo rosa e di rubino. Sono donne di Botticelli, di Leonardo, di Michelangelo e Piero della Francesca. Sono giovani spose, dagli abiti candidi, vaporosi, delicati, romantici, vagamente rétro. Celebrano la bellezza italiana, l’alta sartoria, il fatto a mano. Un’eleganza senza tempo.