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Editoriale

Bianca Pucciarelli Menna è un’artista che negli anni ‘70 ha assunto un nome d’arte maschile, Tomaso Binga, in segno di protesta contro le disparità che caratterizzavano la relazione uomo-donna. Una femminista dunque, che Maria Grazia Chiuri prende ad ispirazione per la nuova collezione Dior, ribadendo così quanto la tematica sia ormai parte della sua direzione creativa. E il motto di un’altra femminista, la scrittrice americana Robin Morgan, ‘Sisterhood is Global’, campeggia sulla T-shirt bianca nel primo look, proprio per rimarcare l’impegno della designer. Lo spirito ribelle della collezione prende ispirazione anche da un’altra epoca, il dopoguerra delle Teddy Girls, con completi sartoriali in tessuti maschili, pantaloni tartan, lunghe gonne svasate portate con alte cinture corsetto, vari tipi di capospalla che vanno dalla super-strutturata giacca Bar a soprabiti e anorak e cappelli calcati a falda larga con veletta. Il tutto su una silhouette prevalentemente stratificata, con bustier portati sopra maglie marinare o dolcevita e long dress che si aprono su pagliaccetti o sull’underwear.