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Editoriale

Andata e ritorno negli anni ’90. Andreas Melbostad è tornato indietro nel tempo per respirare un’atmosfera e tirarne fuori una collezione adatta all’oggi. L’idea è quella di smontare e ricostruire dei capisaldi stirando le silhouette senza deformarle come i pullover lavorati o il turtleneck tanto lunghi e stretti da diventare abiti che lasciano scoperte solo le sneakers. Si allunga il chiodo di pelle nero per diventare trench o gonna da indossare su pantaloni morbidi, anche il biker di montone rinasce nella stessa foggia. Il jeans diventa una maglia simile ad una corazza, una gonna-salopette abbottonatissima fino ai piedi così come è totalmente reinventato il tailleur che diventa un pezzo unico che avvolge il dolcevita con i revers e mostra le gambe. Poche concessioni al colore: trionfa il blu notte e il nero abbinato soprattutto alla pelle, si difendono toni come il beige e il caramello, qualche tocco di bianco e fantasie da foulard.