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Editoriale

Un uomo fatto di vetro che non deve per forza suggerire un’idea di fragilità, bensì di forza. È più o meno questo il concetto che aleggia nella collezione di Craig Green, insieme a qualche riferimento all’abbigliamento religioso, all’arte medievale e a quella marziale. Soprabiti e completi, in monocromo che vanno dai neutri a flash di turchese, rosso, verde acido, sembrano divise da lavoro ma, forse proprio per suggerire l’idea del vetro, si presentano in tessuti sottili, leggeri, increspati o con inserti a rete e uncinetto uniti tra loro da cinghie e fasce. E ancora, maglie e pantaloni ampi totalmente plastificati con texture che richiamano le squame dei pesci, contornati da veli anch’essi di plastica che spesso coprono il volto, semi-nascosto in altre uscite da un ampio cappuccio. Dice quindi bene Sarah Mower che li definisce non propriamente vestiti ma “finestre trasparenti sui sentimenti”.