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Editoriale

Rei Kawakubo, una delle grandi veggenti della moda, lancia un forte campanello d’allarme su quelli che sono i pericoli e le paure quotidiane tra distruzione ambientale, crescente militarismo, violenze di ogni tipo, rappresentandoli in passerella come delle ombre, delle forze maligne in nero totale. Si tratta perlopiù di involucri scultorei che lasciano però degli spiragli sul corpo infilato in maglie e calze a rete; ci sono imbracature dal sapore fetish, armature protettive che seguono le linee delle spalle e dei fianchi, cappucci e copricapo un po’ spaziali e un po’ ecclesiastici. E poi pseudo-abiti vittoriani con tanto di crinolina, gonne a palloncino sorrette da bretelle, capi disossati sovrapposti ad altri abiti, giacche sartoriali da cui pendono ganci, cherubini e chiavistelli dorati. Che siano, questi lampi sul nero, un segno di speranza? Oppure una sorta di amuleti per contrastare tutto il male e l’oscurità?