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Editoriale

Nel 1964 Susan Sontag scrisse ‘Note sul Camp’, un saggio sulla sensibilità ‘camp’ nella cultura occidentale; la sua era una riflessione che procedeva parallela alla rivoluzione sessuale di allora e in questo senso il ‘camp’ era inteso come senso estetico e atteggiamento, quando in generale il termine si riferisce all’uso deliberato e sofisticato del kitsch nell’arte e nella moda. Rei Kawakubo, che ha letto il saggio, dice che sarebbe auspicabile riscoprire questa sensibilità; così la sua passerella per Comme des Garçons diventa l’espressione teatrale e sublime del ‘camp’, con le sue sculture viventi immerse in strati esuberanti di tessuto. C’è la principessa di bianco vestita, con una maestosa redingote di pizzo imbottito su di un abito con crinolina e maxi-fiocco in vita, la ragazza-sandwich, infilata dentro un ammasso di ‘panini’ imbottiti, quella in total fucsia, con pouf in pizzo nero attaccato alla vita, un’altra principessa tutta dorata e accartocciata come un cioccolatino. E poi quella con Betty Boop sul maglione decostruito e la ballerina incastrata dentro una fila di meringhe sostenute da un gigantesco tutù. Il ‘camp’ è anche tenero e divertente!