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Editoriale

Le memorie famigliari sono sempre presenti nel lavoro di Christopher Kane; i cellophane che le modelle portano in testa riprendono il copricapo in plastica anti-pioggia che sua madre indossava quando andava a prendere lui e la sorella a scuola, imbarazzandoli, nella periferia di Glasgow anni ’90. Un tenero tributo ad una persona amata che non c’è più e che si esprime anche in abbinamenti disordinati che confondono underwear e outerwear, come la pelliccia portata su slip dress e tuniche trasparenti che rivelano l’intimo, mise floreali con incroci e code asimmetriche, abiti e tailleur decorati da charms con le lettere dell’alfabeto e/o da piume e frange e applicazioni floreali crochet fino ad arrivare all’accozzaglia finale di bande volanti e festoni che ben esprime il disordine di una mente malata.