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Editoriale

“Penso che sia davvero importante ricordare che gran parte della bellezza di Parigi è nella sua storia, e la sua storia non è solo quella che chiamiamo francese”. Non ha torto Olivier Rousteing, che a ogni collezione esplora un pezzo d’identità della capitale francese infarcendola di influenze altre, così stavolta tocca all’Egitto. I capi in passerella conservano la sartorialità assertiva, ad esempio nelle maxi-spalle delle giacche, e il gusto dell’atelier Balmain per l’artigianalità e la complessità delle lavorazioni, ma intervengono poi elementi egiziani come i corpetti e i corsetti in metallo battuto in stile Cleopatra, i jeans, gli abiti e i top ‘a mummia’ fatti con nastri di mussola drappeggiati intorno al corpo. E poi, ancora, pannelli di plexiglas di diversi colori che vogliono richiamare la struttura delle piramidi, l’organza tripla irrigidita e increspata che crea forme intorno al corpo o alla spalla per evocare le pieghe degli antichi abiti egiziani, mentre top e gonne sono incisi con geroglifici bianchi. È una collezione potente che rende bene la maestosità storica e culturale di entrambi, Francia ed Egitto, come di imperatori e faraoni dei tempi che furono.