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Editoriale

Siamo tutti africani per Antonio Marras che si lascia ispirare dalle fotografie che Malick Sidibé ha scattato nel suo Mali nel 1960 quando lo stato africano ha conquistato l’indipendenza. C’è aria di libertà in passerella, un caos festoso fatto di ricami e patchwork, di fiori su scacchi, di pizzi dorati e inserti di pelliccia. Domina il blu anche grazie all’uso che Marras fa del denim usato per gonne dalle cuciture sfilacciate realizzate con tele diverse e cappotti dagli ampi revers. L’abito ha la meglio sul pantalone. Le lunghezze sono quelle della brava ragazza così come i pattern dei vestiti bon ton stretti in vita: il vichy di cotone rosa o blu o il macro-check bianco-nero convivono con fantasie floreali e ruche. Si nota la stampa africana così come il vestito in tinta unita rosso con il top lavorato all’uncinetto quasi come un tocco di rigore in mezzo a tutte queste sovrapposizioni, rese ancora più divertenti da tagli, nodi, fiocchi e piume.