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Editoriale

Abiti che donano voce ad esistenze del passato, che attraversano gli anni, i ricordi. In passerella, prende forma una storia di esilio e di silenzio, il racconto di Romanework, figlia del negus d’Etiopia, sposa del comandate della Resistenza etiopica, costretta da Mussolini alla prigionia sull’isola dell’Asinara. Antonio Marras veste una donna boschiva, elegante, emotiva e silvestre. È l’abitante silenziosa di una terra straniera, arida, disabitata. Donna regale e nostalgica, vestita di parka decostruiti e coperti di piume. Si copre con abiti dalle tonalità verdi, silvane, in una miscela di pizzi, intarsi, damascati floreali, camouflage di tulle, ruche, frange, stampe maculate, pitone, cinture a segnare il punto vita. Indossa ricami minuti, reminescenze di un passato lontano. Attraversa la foresta, raccoglie rami di felce, foglie, farfalle, e li posa sul capo, su cappelli insoliti ed eccentrici. Ama i colori delle pinete, dei sassi, i bianchi, i neri, i gialli pastello.