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Editoriale

Antonio Marras si fa sempre travolgere da una musa o un’ispirazione con grande trasporto. Stavolta lo stilista si è lasciato sedurre dalla botanica Eva Mameli, la prima titolare di cattedra all’università, per dar vita ad una collezione che parla di indipendenza con il linguaggio della natura. Forme e linee sono morbide, adatte tutte a qualsiasi ora del giorno. Ogni capo è attraversato da un fiore, ricamato, stampato o cucito, e i colori sono quelli della terra e dell’autunno – marrone, fango, beige, bordeaux, rame, verde – accanto alle varie sfumature di rosa, di giallo e di cobalto che hanno l’intensità della luce del giorno. I pattern e i tessuti sono mescolati: righe e madras incontrano velluto e jacquard, la pelliccia il panno, le losanghe il tulle. Le lunghezze sono tutte fino al ginocchio ma si trasgredisce con qualche trasparenza che scopre soprattutto le gambe. La classe è quella dei primi del ‘900 nonostante il denim e il piumino.