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Editoriale

La grazia di Antonio Canova, il marmo, il biancore. Alberto Zambelli leviga le superfici, lascia emergere la purezza del bianco più assoluto, in tutte le sue declinazioni. È variabile e mutevole tra le organze, le sete, lo shantung, il cotone, la viscosa. È abbagliante, liquido, latteo. Oppure opaco, come gesso, calce, alabastro, un impasto di acqua e pietra. Vibra di riflessi metallici, pennellate argentate, su indumenti in latex e tecnosilver. Alberto Zambelli scolpisce abiti dalle linee sinuose, drappeggi. Forgia abiti a kimono, a uovo, tuniche fluide, vestiti dalle maniche lunghissime, rigide bluse dalla scollatura profonda a V, minidress rimboccati, mantelle cristalline dai bottoni XXL. Plasma trasparenze increspate e volant scultorei. Sparge tracce floreali, come pizzi argentati. Semina stampe delle opere di Antonio Canova, frammenti di diafana lucentezza, marmo bianco. Traccia l’anatomia perfetta di una statua neoclassica, di un’atmosfera eterea e senza tempo.