×

Editoriale

Lo stile di Alberta Ferretti si sporca di terra e di argilla. Quel bon ton che ha reso famosa la mano della stilista ora si è spostato su altre latitudini. Non mancano i pizzi, i ricami, le sete e le organze ma stavolta sono sovrapposte e i colori sono quelli del Sahara. La sfilata è un crescendo, anche gerarchico. Si comincia dalle popolane e le loro camicie bianche e busti che ne segnano le forme, per passare alle guerriere in shorts o alle spie in sahariana. Le sacerdotesse indossano abiti candidi dall’aria monastica nonostante le trasparenze. Le nobildonne sfoggiano questi abiti fatti d’aria per quanto leggeri colorati dalle tonalità di sabbia del deserto. Miliziane vestite di rosso, di ocra, di cipria, di arancio, colori che prendono forma da tessuti impalpabili tagliati a vivo. E poi arrivano loro, le principesse: i loro abiti non sono fatti di piume ma di chiffon intrecciato con un sapiente lavoro artigianale.