SHOWDETAILS
MILANO+NEW YORK #26

COLLEZIONI DONNA – AUTUNNO/INVERNO 2018.19

I particolari delle sfilate donna di Milano e New York nel massimo formato esistente

MILANO
Milano: fusione, commistione, interazione. È la genesi di un magma culturale, estetico, creativo, intellettuale. Roccia fusa e acqua. Velluto e cristalli. La passerella palpita, batte, freme. È intrisa di stimoli propulsivi, forze vulcaniche, interpretazioni. Traiettorie visive, colate di estro. Milano si immerge nelle profondità della terra, si lancia fin dentro il nucleo caldo del mondo. Disseta le proprie radici, la linfa originaria. Ma non smette di protendersi verso nuovi orizzonti. È il fascino dell’Altro, è la creazione di un mosaico multiforme, sfaccettato, nuovo. Dove è possibile l’incontro, il dialogo tra universi distanti, dove si coniugano gli opposti, le lontananze si acquietano. Passato e futuro, oriente e occidente, presenza e assenza. Universo trasversale, senza confini. Reale, immaginario, immaginifico. Pietra e incandescenza. Luce e litosfera. Le Allegorie seguono i movimenti della lava. Si insinuano tra le sete, i broccati. Scorrono tra i veli, i turbanti, i pizzi, i pigmenti. Cercano la propria via, stillano, sgorgano. Fuoriescono dall’astrazione. Si fanno materia. Sono ricami, stampe, intarsi, bagliori. Sostanze simboliche. Metafore tattili. Portano messaggi, nuovi alfabeti, codici ardenti, stratificazioni di senso. Permeano le superfici del mondo. Evocano altre dimensioni. La terra risuona, rintocca. È il richiamo dell’Ovest, di popoli Navajo, delle lande, di Wichita e New Mexico. Praterie e gole profonde, grotte e pianure. Vento e fango. Suede e organza. Le geografie si contaminano, i confini si sciolgono, si liquefanno, colano, evaporano. Si distendono sulle superfici. Sono un crogiolo di culture, provenienze, usi, costumi, tradizioni. Un melting pot di suggestioni. Per un universo multietnico, che volge lo sguardo Verso Ovest. Fusione, solidificazione. Protezione. Gli abiti sono scudi, corazze, armature difensive. Sono rocce ignee: si coagulano intorno al corpo, plasmano le forme, sagomano. Segnano le spalle, stringono la vita. Sono indumenti taglienti, membrane magmatiche. Graniti. Basalti. Gabbri. Involucri geologici e contemporanei: asimmetrici, oversize, vinilici, fluorescenti, segnaletici, high-tech. Elementi solidi e resistenti. Cross-over tra istinto primigenio e slancio futuristico.

MUST HAVES
Capi: cappotti, piumini, mantelle, cappe, poncho, trench, giacche doppiopetto, giacche boxy, parka, biker, bluse, tute, jumpsuit, pantaloni slim, pencil skirt, gonne midi, abiti fluidi, tuniche, long dress, longuette, slipdress, corsetti, veli, stole, paramenti sacri.
Materiali: velluto, broccato, tappezzeria, cachemire, mohair, alpaca, pelliccia, ecofur, shearling, camoscio, pelle, rettile, denim, tweed, principe di galles, tartan, gessato, pizzo, tulle, seta, organza, chiffon, vinile, lurex, nylon, pvc, neoprene.
Dettagli: patchwork, doubleface, oversize, maxi imbottiture, spalle definite, vita alta, spacchi molteplici, drappeggi, intarsi, plissé, ruche, balze, nastri, nappe, frange, piume, ricami, cristalli, specchi, paillette, zip, borchie, catene, stampe floreali, pop, bohémien, folk, déco, paisley, scacchi, righe, pois, pixel, animalier, loghi, segnali neon.
Colori: vividi, celeste, malachite, ceralacca, ametista, blu elettrico, saturi e profondi, borgogna, terra bruciata, carbone, vitaminici, verde lime, ciliegia, giallo fluo, naturali, crema, maggese, cammello, avorio.

NEW YORK

Se è il New York Times a parlare di un’edizione della Fashion Week newyorchese “più tranquilla”, c’è da crederci; in compenso, tanti party, alcuni davvero esagerati, come quello di Philipp Plein, un rave-spettacolo tenutosi in un gigantesco hangar con neve artificiale e UFO volanti, elementi che hanno caratterizzato anche la sua sfilata tenutasi poco prima. Ma se le feste post-sfilata occupano più spazio delle collezioni stesse, ci si domanda a che punto sia arrivato l’evento e quali saranno le sue sorti future; lo stesso New York Times pone l’accento su “crisi d’identità” e ‘”smarrimento” dovuti a diversi fattori. Oltre al fatto che tanti designer hanno lasciato la Grande Mela per lidi commercialmente più appetibili, come Parigi e Londra, questa Fashion Week è nel pieno di un cambio generazionale bifronte, sia perché i fondatori di quei marchi che l’hanno resa grande stanno cedendo all’età, sia perché l’avvento dei social ha posto l’accento su di una generazione che in fatto di gusti fruisce in modo totalmente diverso dalle precedenti. I look da strada dei giovani di oggi ad esempio – che raggiungono per assurdo prima il web che la strada stessa e che sono basati sul mixaggio forsennato non sempre di buon gusto – hanno preso in contropiede designer che avevano fatto dell’american sportswear la propria carta vincente. ‘American sportswear’, sportivo sì ma nell’accezione di confortevole, comodo, casual, perché restava comunque raffinato e di gran classe e Michael Kors ne era un chiaro esponente. Era, perché questa sua ultima collezione, seppur indovinata, sembra davvero piegarsi ai diktat di Millennial, influencer e blogger, con mix & match e sovrapposizioni di pezzi sportswear e militari con capi sartoriali o bon ton e l’abbinamento molto grunge, quindi tutt’altro che nuovo, tra abitini sottoveste e biker boot. Perde la sua estetica di riferimento anche Ralph Lauren Collection la cui collezione, ‘see now, buy now’, interpreta l’athleisure persino in versione sera con long dress in colori primari ispirati alle vele degli yacht. Dov’è finito quel fascino inarrivabile da upper class di cui le sue collezioni erano intrise? Ora sembrano davvero bastare prendisole e stivali da pioggia per accontentare la ragazzina di buona famiglia in vacanza in qualche resort esotico. E soprattutto, sembra che per rendere accattivante un look si debba necessariamente ricorrere ad un elemento sportivo, che sia una striscia a contrasto, una banda laterale su di un qualsiasi tipo di pantalone o degli scaldamuscoli, come fa Victoria Beckham che li propone in pelle, giusto per dargli un tocco chic. I leggings poi impazzano; con o senza staffa, pieni di loghi e scritte come da Alexander Wang o in colori sgargianti e/o animalier come per Tom Ford, un altro designer che ha sacrificato un po’ del proprio glamour per felpe, perlomeno glitterate e assemblaggi psichedelici. Assemblaggi anche da 3.1 Phillip Lim ma per nomadi di lusso che mixano maglia, sete foulard e stampe floreali. Dove andrà ad approdare questo vascello della New York Fashion Week in balìa delle onde, ce lo dice forse Raf Simons che, alla guida di Calvin Klein 205W39NYC, fa un excursus della storia americana e quindi della sua moda, dagli abiti prateria (in versione sexy) alle uniformi da lavoro, dalle camicie western a stivali e guanti da sbarco sulla Luna, per ricordare che la moda è ai propri capisaldi che deve guardare, punti fermi che servono poi per proiettarsi verso il futuro.

MUST-HAVES
Capi: coat extralong, blazer, soprabiti di pelle, parka oversize, pellicce colorate, completi pantalone, tracksuit, jumper, tute, long dress stile ‘prateria’, camicia maschile, bluse bohémien, dolcevita, maxi-pull, top cropped, leggings, maxi-colli e maxi-sciarpe, cinture in vita, collant coprenti colorati e in fantasia, stivali e stivaletti, marsupi, borse a mano, maxi-orecchini, capelli fluo.
Materiali: velluto, pelle, maglia, lana, pizzo, pelliccia, tessuti tecnici, seta, tulle.
Dettagli: elementi sportswear, militari, western, influenze anni ’80 e ’90, sovrapposizioni, decostruzioni, asimmetrie, vita segnata, mix & match, assemblaggi, inserti, bande laterali, patchwork, trapuntature, inserti di pelliccia, colletti arricciati, fiocchi, lacci, trasparenze, applicazioni, ricami, balze, pieghe, plissé, cristalli, piume, stampe floreali, motivi argyle, grafismi, animalier, tartan, check, loghi, scritte, iridescenze, lucidità.
Colori: nero, rosa cipria, fucsia, arancio acceso, azzurro cielo, dal giallo limone al giallo ocra, cammello e sfumature di marrone, argento.

 

 

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