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Editoriale

Yohji Yamamoto e Azzedine Alaïa, scomparso recentemente, erano amici, molto amici. Nonostante le differenti visioni stilistiche, li accomunava una devozione dogmatica e ossessiva per il nero e per il design rigoroso, oltre ad un apparente rifiuto delle tendenze e dei pezzi facili, di quelli buttati là per accattivare le generazioni da social. Yamamoto, scioccato e addolorato per la perdita dell’amico e collega, intitola ‘Hommage’ l’invito alla propria sfilata, seguito da ‘1. M. Cubisme’ e ‘2. Mon cher Azzedine’ e la collezione è appunto un omaggio sincero e contrito al piccolo grande designer, la traduzione di un lutto che si manifesta attraverso un intrico di forme e volumi che evocano cubismo e surrealismo. Tranne qualche uscita, la sfilata è tutta dedicata a coat e trench extralong in total black, mono e doppiopetto, con bottoni e in generale chiusure sfalsate, doppi e tripli strati, colli e revers ampi, maniche scolpite, asimmetrie, piccoli patch a contrasto, insomma, un tributo à la Yamamoto per un amico grande quanto lui.