×

Editoriale

Da Undercover va in scena l’adolescenza riletta sotto la lente straniante di Jun Takahashi che fa sfilare tutti i capi iconici che piacciono ai giovanissimi ma con quel tocco che è insieme magico e inquietante, tipico sia del designer che di quell’età ingrata in cui il tutto convive con il contrario di tutto. Si parte quindi con tracksuit vintage portati con berretti calcati sulla testa, maglie, giacche e pull che richiamano le uniformi studentesche, soprabiti patchwork che mixano classico e sportivo, il tutto rivisto con dettagli e accostamenti inediti. La felpa con il cappuccio decorata da ruche, tute da ginnastica con inserti o tutta in peluche, i bomber da college in seta plissettata, i coat che sono un ibrido tra piumino, felpa e trench, i pantaloni e le giacche in fili metallici e poi, nel finale, una serie d’impermeabili colorati ricchi di slogan e numeri, portati con stivali da pioggia con il motto ‘we are infinite’ da cui fuoriescono calzettoni sportivi. Perché l’adolescenza dà veramente l’effetto di ‘infinito’.