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Editoriale

Questa collezione, fa sapere Junya Watanabe, non ha un tema ispiratore; ma poi, avere un tema, è tassativo per un designer? In realtà i 62 look presentati un filo conduttore ce l’hanno ed è quello di rendere il guardaroba il più possibile generico per permettere poi abbinamenti e trasformazioni a piacere, un po’ come il gioco delle bambine con il guardaroba della mamma o delle ragazze ai mercatini vintage. Ecco allora una serie di giacche e coat maschili mono e doppiopetto oversize portati su pantaloni skinny o leggings con calze sportive e sneakers solide con maxi-suola. E poi coat e trench destrutturati, perché la regola di base è che un capo possa trasformarsi o almeno dare l’impressione di essere qualcos’altro, abiti e camicie floreali dal sapore vintage su pull o dress effetto infeltrito, bomber e parka extralarge e ancora blazer, sempre over, sempre destrutturati, con doppie o finte maniche che si allungano all’infinito su gonne a pieghe floreali, calzettoni e sneakers.