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Editoriale

Desideri di fuga, sogni rimasti tali; la nuova collezione di Haider Ackermann traduce un afflato intimo legato ad immagini di viaggio, non necessariamente fisico, geografico ma anche introspettivo, interiore. Aspirazioni rimaste inespresse come quella di diventare ballerino, che si traduce in un vestire comodo e rilassato, fatto di canotte scollate, pantaloni al polpaccio, anche arrotolati, scarpe ultrapiatte, tipo ballerine. Oppure quella voglia di tornare in Giappone, prima o poi, che si esprime in giacche kimono, anche smanicate e in simil-obi sovrapposti da cinture e foulard. Il tutto condito da righe marinare, pezzi rock in pelle, gessato, asimmetrie e sovrapposizioni che Ackermann utilizza da sempre ma in modi sempre nuovi e mai scontati.