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Editoriale

“Ricordo che mia madre faceva vestiti con pezzi di stoffa. Penso che l’idea di trasformare i materiali scartati in qualcosa di bello parli davvero dell’esperienza degli immigrati”. Le parole di Phillip Lim esprimono bene lo spirito della nuova collezione, costruita su di una silhouette allungata e gitana fatta di giochi di sovrapposizioni e di assemblaggi materici che toccano anche volumi e proporzioni. Abbondante l’uso della maglia per abiti portati sopra i dolcevita e gonne patchwork abbinate a bluse fluide, anch’esse realizzate con la tecnica del mixaggio materico. Da giacche maschili over e pull di varie misure spuntano gonnelloni e gipsy-dress a balze, mentre sono sempre assemblati gli abiti asimmetrici del finale, composti da sete foulard, stampe floreali e paisley.